sabato, 20 ottobre 2007, in blogoglobo

l'amore eterno dura tre mesi



quello con un blog, nemmeno due.

adiòs.
cetri @ 02:00 | commenti (17)
domenica, 14 ottobre 2007, in quarantanove racconti

Il tempo non cancella il muro pieno di colore



A casa tua c’ero già stato.
Anche allora salii le scale, entrai dalla porta e diedi una furtiva sbirciata al cucinotto; veloce sguardo al salotto e poi via, subito in camera tua dove quella tua foto regna su tutto il resto.
Questa volta però mi sono fermato sulla soglia, fermo, senza parlare. Attorno a me c’era parecchia gente che non conoscevo, che non avevo mai visto, ma in quel momento era come se fossero i miei migliori amici.
Anche questa volta non ho potuto fare a meno di guardare quella foto e pensare a quanto fossi bella, piccola e felice, con quel frutto in mano. Ma questo pensiero è durato solo pochi istanti, poi ti ho guardato e ho pianto.
Questa volta non siamo finiti sul balcone a fumarci una sigaretta, o meglio, a guardarti fumare una sigaretta.

Sono stato lì un po’ di minuti, ma non so quali pensieri siano passati per la testa. Probabilmente gli altri trovavano conforto con una preghiera, io non mi ricordo con cosa. Di certo per un attimo ho fissato il tuo piede destro e mi s’è schiuso un mondo.
Un piccolo particolare, piccolissimo: il tuo piede che cadeva leggermente verso sinistra in modo innaturale, quel piede che forse non avevo mai guardato così attentamente in quel momento mi rapiva e non riuscivo a distoglierne lo sguardo; poi mi sono ripreso e ti ho guardato il viso sorridente, ma non riuscendo a sopportare quell’immagine continuavo a volgere gli occhi verso la foto, mentre dalla camera di tua madre, per un attimo solo socchiusa e poi velocemente richiusa, veniva un pianto continuo. Ho passato anche un po’ di tempo a fissarti la pancia con sopra quelle mani scarne, sperando che, anche solo per un attimo, si muovesse e ci rivelasse che tu eri ancora lì a respirare, a vivere.

Sono stato ancora un po’ a guardarti senza capire bene cosa ci facessi lì e cosa fosse successo. Poi un lungo sospiro e mi son girato, forse senza nemmeno salutarti. Il cane era lì, in mezzo a tutta quella gente e nella sua più totale ignoranza muoveva la coda. Ho alzato un attimo lo sguardo solo per guardare tua sorella con gli occhi rossi e per fare un cenno a tuo padre, sussurrando un grazie. Un grazie che ha preso alla sprovvista anche me dato che non capivo per cosa lo stessi ringraziando. Sono comunque convinto che non mi ha sentito, così come ha ignorato il mio salve pronunciato forse tra me e me subito dopo. Mi ha fatto semplicemente un cenno con la testa, rispondendo al mio, e mi ha fatto uscire da quella casa silenziosa.
Per le scale il pianto di una tua amica mi faceva compagnia mentre, scalino dopo scalino, scendevo chiedendomi il perché di quel grazie.
E forse ora l’ho capito.

Grazie per aver messo al mondo una persona così bella, speciale e aver lottato per diciotto anni, per avermi permesso di conoscerla, di salutarla.
Una volta fuori ho preso il motorino e me ne sono andato, guardando verso la tua finestra illuminata.
Entrato in un bar ho preso una birra, come in segno di preghiera.
Inutile dire che nelle notti successive non ho dormito e mi svegliavo pensando a te o urlando, senza ricordare cosa stessi sognando. Inutile dire che il tuo viso, la tua risata, ha echeggiato nella mia testa più volte.

Perché in fondo ti conoscevo da quando avevamo sei anni, da quando, piccola e fragile, venivi a scuola con quel berretto troppo grande per la tua testa.
Anche se forse fragile non lo sei stata mai. Anzi, forse sei stata la persona più forte che abbia mai conosciuto. Capace di rialzarsi ogni volta, ferita nell’anima e nel corpo, e di continuare a vivere senza piangerti addosso.

Sono venuti in tanti, tantissimi a salutarti per l’ultima volta. Credo che di questo tu ne saresti stata felice, tu che sola forse non ci sei riuscita a stare mai.
E in mezzo a tutta quella gente mi sono scese le lacrime quando ho visto prendere in braccio la tua bara per portarti fuori dal cortile.
Poi la camminata, la chiesa, la rabbia, il rifiuto.

Non sai quanto sia felice di ricordarmi l’ultima volta che ti ho visto, di ricordarmi quella frase che mi hai detto. Quella frase che mi porterò dietro per sempre, accompagnata da quel tuo sorriso, da quel tuo piccolo movimento della testa.
Così come mi rimarranno per sempre la tua risata forte e contagiosa, i tuoi movimenti delle braccia, le tue lacrime.

“Il tuo sorriso soffoca ogni nostro dolore”.

Ciao cla.

cetri @ 02:51 | commenti (3)
lunedì, 01 ottobre 2007, in quarantanove racconti

Quattro parole senza valore



Ci sono giorni in cui una musica può farti cambiare l'espressione del viso, può far nascere un sorriso senza senso o può farti chiudere gli occhi e sognare. Sono giorni in cui il cielo sembra più vicino e i sogni a portata di mano.
E tu sei lì, solo ma non solitario, felice. Felice per tutto quello che è stato e non è stato, felice per i baci avuti e quelli ricevuti, per quelli rubati e quelli negati. E' il giorno in cui più degli altri impari a vivere, a sognare e anche un po' a soffrire. E' il giorno dei grandi rimpianti e dei più grandi sogni. Il giorno delle paure, delle speranze, del domani.
E senti dentro, forte, la voglia di cambiare. Una nave, con una rotta precisa, ancora tutta da scoprire o da navigare. Senti la voglia di cambiare, di crescere. Non perché manchi qualcosa, ma perché è il destino di ogni uomo. Cambiare o almeno avere l'illusione di farlo. Tutto deve cambiare affinché non cambi niente.
Una grande illusione. E' questo quello di cui abbiamo bisogno o, forse, è questo quello che è la vita.
Abbiamo bisogno di finti bisogni e di finte mete da raggiungere. Abbiamo bisogno di elevarci sopra noi stessi per camminare davvero sui nostri errori senza capire di star battendo un'altra strada non certo priva di sbagli. Abbiamo bisogno di credere alla bontà, all'altruismo, alla compassione - quella vera, quella etimologica. Una falsa speranza e una pagina da girare.
E l'unico modo per ribadire l'esistenza di noi stessi è mettere per iscritto quattro parole senza valore, alzare la cornetta e ascoltare le parole di chi ci chiede la buonanotte per mettersi sotto le coperte.

Dolci sogni a tutti, veri o finti che siano.
cetri @ 00:53 | commenti (2)
venerdì, 28 settembre 2007, in il mondo da un oblò

il giallo dell'estate



Io, non gli ho fatto niente. Sono innocente, sia chiaro sin dall'inizio.
Tutta questa storia è iniziata in agosto, mi pare. O comunque era estate. Il caldo mi tagliava le gambe e mi rendeva pesante la testa. Stavo lavorando al mio vecchio pc, quello che usavo in quel periodo, quando..
Ascoltate, sono innocente, sul serio.
Ho fatto una chiamata, ma nulla. Allora ho messo su le mie scarpe - stupende, appena comprate - e sono uscito di casa. Come se non bastasse la macchina sembrava fare capricci, ma poi fortunatamente è partita. Già pensavo di dover prendere la bicicletta e di fare tutta quella strada.
Arrivato davanti al... Oh, Dio, mi dovete credere!
Insomma, provai a fare un'altra chiamata, ma non ricevetti risposta. Sapevo che era là dentro e suonai al campanello, ma ancora niente. Decisi di entrare dal..
Non farei male ad una mosca, dai!
E poi niente, salii le scale e.. non so, ho visto quel che ho visto. A terra era sporco, ma ho preferito non avvicinarmi.
Era lì, a terra. Avevo capito già tutto.
Non so se in quel momento mi prese più la paura o lo sconforto.
Sta di fatto che presi e me ne andai, solo.
Ma sono innocente, ve lo giuro. Non so come dirvelo.
Credetemi, se avete un cuore.

E niente, il mio vecchio pc non aveva voglia di funzionare e dovevo andare a ritirare il nuovo.
Quello stronzo del tecnico non mi rispondeva, ma quando entrai in casa sua e vidi il pc a terra, mezzo aperto, capii tutto. Non avrebbe mai funzionato a dovere. Poi sono tornato e l'ho preso.
Ma nulla, ancora fa lo stesso giochetto. Si blocca in continuazione, è poco stabile.
Sarà un difetto di fabbricazione o colpa di Windows, non so.
Ma credetemi cazzo: io non gli ho fatto niente, niente!
cetri @ 12:15 | commenti (10)
martedì, 25 settembre 2007, in quarantanove racconti

Piccole ovvietà

Piccole ovvietà si susseguono nell’azzurro della stanza: le tende filtrano la luce come il fegato filtra le loro parole quasi sussurrate, le loro parole che spingono e si azzuffano per venire fuori.
Due anime nude si osservano il viso, il corpo, le mani.
Il silenzio frastornante porta con sé qualche sorriso d’imbarazzo mentre la timidezza sfiora la passione.
E’ dolce stanchezza quella che si sente nell’aria, è dolce stanchezza quella che sentono dentro e fuori di loro.

E mentre la calma e la pace fanno da sfondo a questa mielata scena al loro interno il conflitto si fa sempre più aspro: nel campo di battaglia si confrontano due eserciti, quello del fegato e quello dello stomaco, quella della paura e quello dell’anima – non credete mai a chi vi dice che l’anima è nel profondo del nostro cuore, non credete mai al loro Dio, al loro Credo; l’anima è nello stomaco, l’anima è quella cosa che si muove dentro quando due fiori vi aprono la giornata o quando assaggiate il sapore delle lacrime.

E’ la battaglia infinita, muta, tra quello che vorrebbero dire e quello che invece dicono.

E l’esercito del fegato, come sempre, sembra avere la meglio: dopo un attacco mirato cadono a terra Affetto e Felicità. Risponde lo stomaco infilzando Piacere con il valoroso Tenerezza, che però, poco dopo, viene sorpreso alle spalle da Interesse. L’attacco del fegato si fa sempre più vigoroso facendo fuori in un solo colpo Premura, Pace e Unione. Ma è solo quando tutto sembra perduto, quando lo stomaco ha smarrito tutti i suoi uomini più audaci, quando una delle due anime si sta alzando dal letto, nuda e bellissima, che il piccolo garzone Amore riesce a sgattaiolare tra i soldati del fegato e a raggiungere l’esofago dove si trasforma in aria. E’ lì che sale, dapprima lentamente e poi sempre più velocemente, come in un ascensore impazzito. Le pareti dell’esofago si fanno sempre più strette, luminose, consumate e Amore non ha idea di cosa stia succedendo. Piccolo e impaurito però sente che deve andare avanti, sente che deve...
E mentre le sue preoccupazioni, i suoi pensieri, le sue speranze vagavano in quel piccolo tubicino di tessuto umano, senza nemmeno accorgersene incontra le corde vocali che, senza alcun timore, lo trasformano in quel suono tanto dolce quanto unico.

cetri @ 03:39 | commenti (4)
mercoledì, 19 settembre 2007, in saltimbanchi

Cazzotti democratici

Manca ormai meno di un mese al Grande Scontro per le primarie del Partito Democratico.
La farsa, che vede Uolter già sulla poltrona, è preceduta da una finta battaglia all'insegna del volemose bene e del tarallucci e vino.
Walter Veltroni, Rosy Bindi, Enrico Letta, Mario Adinolfi, PierGiorgio Gawronski, Jacopo Gavazzoli Schettini, Camillo Zampetti, Ajeje Brazorf, Yxzkif Jhjse e via dicendo sono i partecipanti a questa sfida senza colpi bassi.

Uolter: non bisognerebbe fare la politica a vita, ma vabbé. D’altronde ha un sogno, che si porta dietro ormai da anni e anni. Cambiare pettinatura.

Rosaria: entra prepotentemente nella rosa dei candidati per salvaguardare le quote rosa. La battuta, fin troppo facile e scontata, la lascio ai più. Cattolica e zitella, sembra la zia che non avremmo mai voluto avere.
Interessante vedere come Google a volte può essere un elemento stupendo.

Errico: il nuovo che avanza con i gabbiani che volano. Ha la faccia di quello che a scuola veniva sempre derubato della merendina. Mi starebbe quasi simpatico se non avesse i favori di Kossiga.

Marione: ama definirsi prima di tutto blogger e ci allieta la giornata con i suoi resoconti giornalieri da far cascar le palle. Fonda iMille ma l’amore dura poco: decide infatti di ritirarsi per appoggiare la candidatura di DoppiaV. Poi sbatte i piedi a terra, ci ripensa, si candida. Cerca di accaparrarsi voti pretendendo di mettere nel programma una revisione della legge Urbani sul p2p.
Uff, e allora perché no personalità confusa?

Il Pier: spuntato dal nulla, in pochi sanno chi sia realmente. Il suo sito, che sembra arrivi direttamente dal 1997, ricorda al mondo che Paint non è un buon programma di grafica.
Il suo cognome impronunciabile lo relega ai margini della sfida. Peccato.

Jacopino: sinceramente non ho il coraggio di addentrarmi nelle sue idee politiche.
E’ già noioso in foto e tanto mi basta.

*Avvertenza: l'idea dei pugili suonati mi è stata chiaramente rubata dalla bozza che avevo scritto. Ogni riferimento a post, avvenimenti e dichiarazioni è puramente casuale *

cetri @ 01:44 | commenti (20)
venerdì, 14 settembre 2007, in saltimbanchi

memorandum




15/2/2006:
il Nostro, preso probabilmente da un raptus, improvvisa una striptease in diretta durante il TG1. Ma fortuna vuole che una simpatica ed inoffensiva maglietta blocchi sul nascere il delitto. Maglietta che, incredibilmente, viene giudicata dalla stampa sovversiva fuori luogo. In una dichiarazione del giorno seguente il Ministro ammonirà i giornalisti ricordando il diritto di satira. Inutile spiegargli che il ruolo istituzionale prevede un'attenzione maggiore riguardo le proprie dichiarazioni. Dai, è come se il Papa dicesse che il Corano è pura fuffa per invasati!! Ooooops!

15/3/2006:
a distanza di un mese il Nostro torna sulle scene e questa volta decide di sedersi sulla poltrona di Matrix.
Pensando probabilmente di essere l'Eletto commette un gravissimo errore ingerendo la pillola blu: il testorone fa il suo lavoro e il Ministro si trova improvvisamente con una quantità minima di sangue al cervello.
Da notare il goffo tentativo di Mentana di nascondere l'eiaculazione provocata dalle dichiarazioni incriminate piegandosi in due e dando celermente la pubblicità. Voto zero.

09/07/2006:
la scottante situazione internazionale viene risolta in un baleno dal nostro Supereroe preferito suggerendo un originale regalo di compleanno per il leader iraniano.
Commovente la parte dove dice che Bush è tra le poche persone serie rimaste al mondo per aver capito l'importanza del pericolo iraniano e della mousse al cacao.

11/07/2006:
la vittoria dei Mondiali di calcio e la seguente ubriacatura sembra ancora viva nella testa dell'ormai ex-ministro che avvistato in un bar di Arzago D'Adda in compagnia del bellissimo Wlady si lascia andare a qualche dichiarazione di troppo sui cugini francesi.
Immediata la replica di Vieira: "E i gay? Perché non citare i gay? Una vergona. Vada come vada alla fine siamo sempre i soliti a prenderlo nel culo".

4/7/2007:
giorno di lutto in casa Calderoli.
Sono cose che vorremmo vedere sempre più spesso.

14/9/2007:
l'amorevole Roberto propone il Maiale-Day a Bologna con lo scopo di mettere una pietra sopra a quel posto dimenticato da Dio, ricettacolo di delinquenti e terroristi.
Va bene tutto, ma adesso non esageriamo.
E' il DAMS, mica un punto SNAI.
cetri @ 04:05 | commenti (8)
lunedì, 10 settembre 2007, in fortune e sfortune

o tempora, o mores



Diario dei Pokémon, penna di Spongebob, astuccio di SpiderMan e zainetto Bangbros.
C'è tutto.
Dieci settembre duemilasette: la classe del 2001, dopo aver rischiato fastidiosi cicli di morattiana memoria, si appresta ad entrare nel luogo che dovrebbe formarli e insegnare loro a leggere, scrivere e sputare sul televisore quando appare Mastella. Tutte nozioni fondamentali, ma mai quanto imparare a riconoscere un fungo velenoso da uno sano. Soprattutto se siete un Puffo.
Ma come crescere la generazione del nuovo millennio? Visti i recenti casi di bullismo la scuola italiana non deve forse scrollarsi di dosso la forfora per provare a cambiare veramente le cose?
Non è un’esagerazione quel corso di educazione sessuale tenuto da Michael Jackson in 10 videocassette DeAgostini Editore?
Niente da fare: sempre la stessa storia, sempre gli stessi errori.
E allora consoliamoci pensando che un giorno li andremo a prendere a scuola e capiremo da quel sorrisetto accennato mentre guarda fuori dal finestrino che qualcosa di grandioso è successo, qualcosa che gonfia loro il cuore e fa spiccare il volo.
E penseremo a noi, ai nostri primi sorrisi di scuola: la merendina regalata alla ragazzina del banco di fronte, le infinite gare di figurine, le patatine con il pollo a pranzo.
Sì, qualcosa di importante è successo, qualcosa capace di cambiare la giornata.
E chissà, forse non scopriremo mai che il motivo di tanta gioia è da imputare alla palpata al culo della professoressa, proprio poco prima che un loro amico facesse vedere via wap le foto della protagonista femminile del loro telefilm preferito completamente nuda.

E pensare che a noi bastava PostalMarket.
cetri @ 03:43 | commenti (7)
venerdì, 07 settembre 2007, in blogoglobo

blog-appeal

Tutto è cominciato con una barretta di cioccolato. Un blog, qualche fotomontaggio. Poi la folla, i giornalisti, la tv. Ho perso la testa. Non sapevo più da che parte girarmi, non sapevo più cosa farne della mia vita.
Poi, da un giorno all'altro, il vuoto.
Ho smesso. Libero.
Stavo per ricaderci dopo qualche mese, ma poco prima di cadere dal precipizio mi salvai.
Ne ero uscito, davvero. Ormai i blog erano solo un lontano ricordo, un sorriso sul volto, un amore finito.
Passarono quasi due anni e si arrivò all'inizio dell'estate 2007.

Faceva caldo e dalla finestra spalancata potevo sentire il profumo dei blogghisti in fiore.
Decisi di aspettare che passasse l'estate; "chissà, magari è solo una voglia momentanea". Ma intanto la mia vista, benché annebbiata, mi suggeriva che il computer era lì e desideroso voleva che gli toccassi la tastiera. Timidamente avvicinai la mano al mouse e lo sentii caldo; mossi con un dolce movimento rotatorio la rotella e non era possibile far finta di nulla, non era possibile non sentire i click di piacere. Lo guardai meglio: i suoi otto tasti si gonfiarono e immediatamente tirai indietro la mano. Era sporco e usurato dal tempo ma maledettamente invitante. Lo scelsi al Carrefour, tra un pacchiano mouse arcobaleno e un normalissimo puntatore grigio. "Mi serve per il Multyplayer", dicevo. Mi mentivo e lo sapevo benissimo. Mi avevano catturato quel suo blu particolare, le sue forme, la sua prestanza. E ora mi chiamava a sé con i suoi click ansimanti, la sua lucina tentatrice. Guardai verso lo schermo, spento, e sentii ancora quella richiesta: non si accontentava del mouse, voleva di più, voleva tutto e subito. Ingoiai un boccone di saliva e allungai il braccio sinistro ricercando la tastiera. La mano mi sudava e l'eccitazione saliva.
Quale tasto dovevo toccare? Era una tastiera femminista e si accontava del Bloc Num o voleva che andassi subito al sodo con la barra spaziatrice? Temporeggiai un attimo e poi mi avvicinai al CAPS LOCK. Potevo sentire sulle dita che fremeva, che non vedeva l'ora.
Spinsi.
Un brivido di piacere lungo la schiena mi disse che dovevo farlo, che dovevo ricominciare.
Decisi di aspettare l'estate così da intensificare il piacere.
Ed ora eccomi qua, ancora una volta richiamato, catturato, inglobato. O meglio, inblogato.

Aveva ragione scatterhead: possiamo uscirci.
Anzi, lo dobbiamo fare. Per noi, per chi ci sta intorno, per le persone che ci vogliono bene.

Teniamoci la mano e facciamoci forza.
Domani è un nuovo giorno, ce la faremo.

cetri @ 02:42 | commenti (5)